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venerdì 4 maggio 2012

Una laurea kristallina

Licia Satirico per il Simplicissimus
Dalla cassaforte di Francesco Belsito emergono diamanti e autentiche perle: non di saggezza, magari, ma di erudizione alternativa. Tra i numerosi investimenti finanziari della Lega spuntano una laurea albanese di Renzo Bossi e un baccalaureato in sociologia di Pier Moscagiuro, in arte Pier Mosca, amico e collaboratore di Rosi Mauro. La provenienza balcanica del diploma del Trota getta una luce diversa sull’ostilità della Lega contro gli sbarchi di profughi provenienti dall’est Europa. Renzo avrebbe conseguito il sudato pezzo di carta presso l’università “Kristal” di Tirana, probabilmente a sua insaputa: lo avevamo lasciato, appena pochi giorni fa, studente a Londra in un ateneo privato del quale avrebbe frequentato addirittura i corsi.
Si tratta di una sorta di laurea triennale in “Administrim Biznes” particolarmente sospetta non solo per i numerosi dieci (trentesimi?) in contabilità finanziaria, matematica e statistica, ma per la data in cui sarebbe stata conseguita. Il diploma è infatti datato 29 settembre 2010 e segue al fulmicotone la faticosa maturità, (forse) ottenuta nel luglio 2009 da un Trota ventunenne in anonima scuola padana. Con buona pace del Cepu, il giovane Bossi ha bruciato le tappe preparando in lingua albanese gli esami universitari ben prima di terminare il liceo.

La supercazzola prelaureata di cui avevamo parlato qui sul Simplicissimus era dunque reale: un trait d’union tra Albania, Tanzania e Padania che non saremmo riusciti a concepire nemmeno con la più fervida immaginazione. Certo, l’università “Kristal”, spumeggiante sin dal nome, sembra l’elemento più immaginifico di tutti: eppure compare sulle pagine web del ministero dell’università in numerosi accordi di cooperazione internazionale coi nostri atenei. Il sito internet ci mostra un edificio chiassoso, allegro, con colonnati sospesi tra i templi greci e le costruzioni Lego. Ora dovrà spiegarci perché si sia comportata con la famiglia Bossi come Totò che vende la Fontana di Trevi, sempre che non rinneghi sin dall’inizio l’autenticità del documento.
Le premure della famiglia Bossi sembrano frutto di un eccesso di zelo: se Renzo non si fosse traviato appresso ad auto costose e autisti chiacchieroni, prima o poi qualche ateneo italiano si sarebbe certamente preso la briga di conferirgli la laurea (dis)honoris causa. L’università di Sassari voleva laureare Gheddafi in giurisprudenza, quella di Messina si sbracciava per addottorare Ben Ali in scienze politiche. Silvio Berlusconi ha collezionato titoli e titoli come Benigni, Saviano e Valentino Rossi. Oggi la laurea vive una crisi di senso pari a quella della politica, di cui scandisce il grottesco declino.

Resta da capire quale sarà l’impatto della laurea albanese di Renzo su ciò che resta della Lega: Umberto, dimessosi da segretario per diventare presidente, annuncia di volersi ricandidare come segretario. In questo momento di generale perdita di lucidità l’unico segnale di coerenza viene proprio dal Trota, sempre uguale a se stesso fino a sembrare molto più intelligente di suo padre. Vengono in mente le parole indimenticabili con cui Leonardo Sciascia scherzava sul confine tra acume e ottusità: «è ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino. Ma di intelligenti c’è sempre stata penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto ci assalgono tutte le volte che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh, i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini».

La famiglia Bossi si è adulterata. Rimandiamola in una delle sue diciotto case perché recuperi la genuinità.

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