e meno male che questi signori dovevano riformare l’università eliminando anche baronaggi e feudalismi…
di Salvatore Palidda
e chissà cosa lascerà al suo esperto in comunicazione (l’esperto di neutrini nei tunnel) che ha un contratto di 250 mila euro l’anno… e ancora cosa hanno da dirci il nostro caro Schiesaro che ha coadiuvato l’eccelsa ministra e quanti hanno impassibilmente sostenuto questo fulgido corso verso la distruzione. A pochi giorni dal suo abbandono di Viale Trastevere, il ministro dell’Istruzione Gelmini ha nominato un «baronissimo» al Cda del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr).
Parthenope di Napoli Gennaro Ferrara, oggi in pensione, attuale vicepresidente Udc della Provincia di Napoli e creatore della più grande Parentopoli universitaria degli ultimi anni. A leggere una classifica pubblicata qualche tempo fa da «Il Sole 24 ore», Ferrara è riuscito nell’impresa di introdurre nell’ateneo che ha diretto per 24 anni dal 1986 al 2010 due figlie, due generi e almeno 9 parenti. A rendere scandalosa questa nomina, ricorda la combattiva associazione «articolo 33», il cui sito è un punto di riferimento per gli scienziati e le organizzazioni sindacali nel Cnr, non è però solo la nomina di un altro rettore dopo Francesco Profumo, che dirige sia l’ente che il Politecnico di Torino, ma anche l’esclusione di un rappresentante dei ricercatori. Ostaggio delle baronie, da ieri il Cnr è diventato l’unico ente europeo di ricerca a non essere diretto da nessun mebro della comunità scientifica. La nomina di Ferrara sancisce la violazione della sua autonomia prevista anche dalla Costituzione. Ferrara, già protagonista di memorabili inchieste giornalistiche sul nepotismo universitario, è stato preferito dalla Gelmini al candidato dei ricercatori, il matematico Umberto Amato e a quella indicata da Confindustria, Catia Bastioli. Un ultimo omaggio ai padroni della ricerca italiana prima dell’addio.
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