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domenica 17 giugno 2012

Le banche: la grande rapina da L’Aquila ad Atene

Diciamo con sorpresa : com’è piccolo il mondo. Ci colpisce quando incontriamo il vicino di casa in un posto lontano, quando scorgiamo dall’altra parte della terra un’espressione che ci è familiare o un paesaggio che “sappiamo”, qualunque cosa ci ricordi che tutto si tiene. Così pure possiamo collegare i nostri emotivi sms per dare il piccolo contributo alle vittime del terremoto, sia esso a L’Aquila o in Emilia, con le elezioni Grecia: tutto, diritti, slanci, vita finisce dentro il meccanismo infernale della finanza.

Qualche giorno fa in un post mi indignavo perché i soldi delle donazioni per il disastro in Emilia vengono convogliati in una finanziaria, la Etimos, che poi, prima di darli ai terremotati, li screma del 10 per cento. Oggi scopro che la realtà è assai peggiore: il soldi donati per L’Aquila, immessi a suo tempo sullo stesso percorso, sono finiti nelle banche a garanzia dei prestiti. Solo che gli istituti di credito li hanno tranquillamente incassati, per poi dimenticarli e concedere credito per ricostruire solo a chi aveva garanzie in proprio e naturalmente con corposi interessi. Alla fine L’Aquila rimane in macerie e le banche ci ballano sopra. L’identica cosa che avverà in Emilia, se non interverrà nessuno, come’è lecito supporre, visto come vanno le cose. Ma basta ingrandire la scala, moltiplicarla e ci troviamo mille chilometri a sud est, ad Atene dove la medesima logica regna sovrana, assieme ai ricatti e alle macerie non solo din Paese, ma della stessa civiltà europea.


Si dice che i Greci abbiano vissuto al di sopra delle proprie possibilità, così come gli americani stimolati a comprare case anche se arrivavano al limite del loro reddito, ma in realtà chi ha davvero vissuto al di sopra delle proprie possibilità, dei propri meriti, delle proprie capacità è stato proprio il mondo finanziario che ha riscosso denaro dai debiti, li ha impacchettati e venduti in una inesauribile creazione di denaro dal nulla, li ha trattati come una scommessa al casinò. Così il debito di milioni persone che devono strappare la sopravvivenza a morsi è stato moltiplicato infinite volte ed è finito nelle tasche di chi vive cento, mille volte al di sopra della propria essenza umana.

I cinque milioni donati dagli italiani ai terremotati del’Aquila si sono moltiplicati con gli interessi e gli investimenti, ma sono finiti solo nelle tasche degli azionisti, ma la stessa cosa è accaduta ai soldi dei greci, prestati dalle banche locali ed europee per acquistare prodotti per lo più tedeschi o francesi e quelli dello stato greco munto fino alla spasimo per fargli acquistare cannoni e panzer dismessi dalla Bundeswehr  o imbarcazioni della Marine nationale francese. Questo quando il debito era “conveniente”. Il Fatto quotidiano, che ha scoperto la scomparsa delle donazioni per il terremoto, parla di “metodo Bertolaso”, ma non c’è niente di più riduttivo che pensare sia tutta colpa di un personaggio appartenente alla banda di Silvio Babà e dei suoi non so quanti ladroni: qui il furto è consustanziale a un sistema. E non a caso esso viene replicato anche per il terremoto in emilia: prima le Etimos che provvede alla prima scrematura e poi le banche. La banchetta locale, la grande banca nazionale e poi la Bce, in un circolo vizioso che vede la singola persona dover pagare fior d’interessi, mentre gli istiti di credito incassano gratuitamente o al massimo con l’1%.

E’ fin troppo chiaro quale sia l’interesse che non accada qualcosa che possa mettere a nudo questo gioco delle tre carte e creare i presupposti per una sua messa in mora. Ecco perché sono lì tutti sull’egeo a ricattare perché i greci accettino i loro prestiti: denaro fasullo in cambio di vite e di lavoro, terrorizzati che qualcuno dica finalmente basta, di ritrovarsi loro nudi dopo aver tentato di spogliare tutti della loro dignità.
(ilsimplicissimus)

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