Un anno e mezzo fa, nonostante il suo chiaro fallimento in Grecia, in Irlanda e altrove il Paese si è fatto trascinare dentro la logica del debito, innescata e infiammata da un’Europa matrigna nella quale i Paesi ricchi non volevano in alcun modo fare sacrifici per compensare il divario tra le bilance commerciali che si era determinato a causa dell’Euro. Una santa alleanza fra questi egoismi, le visioni politiche dei circoli della finanza volti a ridurre la democrazia e gli interessi di una classe dirigente locale di straordinaria mediocrità e non più interessata agli investimenti produttivi, ha portato a firmare la galera finanziaria per 50 milioni di italiani (i rimanenti dieci fungono da secondini).
L’ipotesi di pessima scuola sulla quale si sono costruite le ricette di valore universale e universalmente fallite era che per diminuire il debito pubblico occorreva distruggere il welfare, creare le condizioni per far calare i salari, ovvero eliminare conquiste e diritti del lavoro, rendere impossibile una qualche politica sociale attraverso i meccanismi di sottrazione di sovranità finanziaria col fiscal compact, il Mes e il pareggio di bilancio in Costituzione. L’impoverimento del Paese, secondo astrazioni accademiche delle peggiori e più banali avrebbe poi favorito la crescita. Non c’è bisogno di dire come queste misure abbiano necessariamente colpito i ceti più deboli creando una straordinaria diseguaglianza e un pericolo per la democrazia stessa.
Era ed è del tutto evidente che l’insieme di questa filosofia d’azione, accettata da una politica giunta ai suoi minimi termini attraverso l’appoggio a un “governatore” dalle frequentazioni ambigue quando non apertamente reazionarie, era una semplice, totale stupidaggine per il semplice fatto che:
1) i salari italiani erano già tra i più bassi dell’area Ocse ,

2) che il welfare ossia la spesa sociale era già tra le minori d’Europa e in termini reali al quart’ultimo posto, considerando che nei Paesi Scandinavi parte della spesa sociale avviene sulla fiscalità generale



"Il nostro Sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento". Lo dice Mario Monti intervenendo in collegamento a Palermo durante l'inaugurazione di un centro biomedico della fondazione Ri.Med.


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Le più importanti società scientifiche americane sono consapevoli del fatto che si fa un uso eccessivo, inutile, inappropriato e anche costoso dei test diagnostici. Ne parla 






Greenpeace lancia l'allarme: dalle analisi chimiche su 141 capi d'abbigliamento a marchio ZARA, Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blažek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Levi, Victoria 's Secret,Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl, si è scoperto che alcuni sono contaminati da sostanze pericolose. (saluteme.it)






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